Don Gioacchino Rey, il partigiano di Dio

Don Gioacchino Rey

il partigiano di Dio

Roma, 13 dicembre 1944: un sacerdote muore in un incidente stradale. E’ il tragico epilogo della vita terrena di don Gioacchino Rey, il “parroco delle trincee” che nel dramma della Grande Guerra e sotto le bombe e i rastrellamenti nazisti del secondo conflitto mondiale, con coraggio e umanità, resta accanto alla gente, ai deportati, alle famiglie e a quanti hanno bisogno.

Una vita, quella di don Gioacchino, spesa per aiutare gli altri in nome di una carità intesa come la più alta forma di esercizio della fede. Una figura che si aggiunge ad altri due “preti della resistenza” di Roma “città aperta” come don Pietro Pappagallo e don Giuseppe Morosini. Il sacerdote durante l’occupazione tedesca della capitale è accanto ai poveri e ai maltrattati, intreccia rapporti con tutte le organizzazioni della resistenza che gravitano nel quartiere Quadraro e fornisce aiuti e protezioni alle persone ricercate dal regime nazista come i renitenti alla leva, gli alleati in fuga, gli ebrei. Proprio Pio XII lo aveva definito “parroco delle trincee”, in ricordo e in omaggio alla sua missione di Cappellano Militare durante la Prima Guerra Mondiale, per la quale gli fu conferita una Medaglia di Bronzo al Valor Militare, motivata dalle sue azioni svolte in soccorso dei feriti sotto il fuoco nemico. Don Gioacchino non si tira indietro neanche quando la Seconda guerra mondiale è agli sgoccioli in un’Italia divisa in due: a sud gli Alleati anglo-americani avanzano; al centro i nazi-fascisti si ritirano non senza conseguenze per la popolazione civile. Vincenzo Grienti nel Tg2000 Post, l’approfondimento del telegiornale di Tv2000, ripercorre la vita di questo eroe sconosciuto.

“In tale contesto, dopo essersi offerto ai tedeschi come ostaggio al posto dei suoi parrocchiani, fece per giorni da spola tra le famiglie del quartiere razziato e gli studi cinematografici di Cinecittà, dove erano stati temporaneamente raccolti i rastrellati, per portare loro informazioni e messaggi da parte dei parenti, nonché sostegno e conforto venendo per questo più volte picchiato dai tedeschi” spiega lo storico Pierluigi Amen che sulla base dei documenti ora disponibili ha ricostruito per conto dell’Anrp, l’Associazione nazionale reduci dalla prigionia, la vicenda del rastrellamento del Quadraro e con esso la storia del sacerdote nato a Lenola, in provincia di Latina, nell’arcidiocesi di Gaeta. Nelle traversie di un’Italia abbandonata a se stessa dopo l’8 settembre 1943 e occupata dai nazisti, don Gioacchino riesce a far liberare il medico condotto e il farmacista, utili per far fronte alle esigenze di cura degli abitanti della zona.

Don Giocchino Rey celebra Messa con i militari nel 1916

Quando assiste alla deportazione da Cinecittà di coloro che temeva non sarebbero mai più ritornati si inginocchia e impartisce loro la benedizione. “È grazie alla sua intuizione di raccogliere i nominativi dei deportati che si è potuto nel tempo far riconoscere a buona parte degli aventi diritto le provvidenze e le qualifiche dovute per legge, in quanto gli elenchi dei rastrellati redatti dai tedeschi non sono mai stati reperiti – aggiunge lo storico Pierluigi Amen –. Il parroco tuttavia non vide mai tornare la quasi totalità dei deportati in quanto morì in un incidente stradale a Roma il 13 dicembre 1944″.

Durante la trasmissione Siamo Noi, condotta da Gabriella Facondo e Massimiliano Niccoli, nella puntata del 25 aprile 2016 interamente dedicata alla Resistenza, nel giorno del 71° anniversario della Liberazione insieme a Massimo Bernardini, giornalista e conduttore televisivo da sempre sensibile a tematiche e avvenimenti storici, Giovanni Bianchi presidente dell’Associazione Nazionale Partigiani Cattolici, Pierluigi Amen, storico e coordinatore della ricerca storico – scientifica sul rastrellamento del Quadraro del 17 aprile del 1944, si approfondisce la figura del sacerdote.

A TGtg-Telegiornali a confronto del 13 aprile 2016 condotto da Cesare Davide Cavoni la notizia tanto attesa: il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella il 7 aprile 2016 ha conferito la Medaglia d’Oro al Merito Civile alla Memoria a don Gioacchino Rey. Il sacerdote ha ricevuto l’onorificenza su proposta del Commissario Straordinario di Roma Capitale, Prefetto Francesco Paolo Tronca, deliberata su richiesta dell’Anrp, l’Associazione nazionale reduci dalla prigionia, avanzata a seguito delle anticipazioni dei risultati delle ricerche documentali condotte proprio da Pierluigi Amen sul rastrellamento del Quadraro. “Con la firma del decreto da parte del Presidente della Repubblica si è concluso l’iter relativo al conferimento della Medaglia d’Oro al Merito Civile alla Memoria di Don Gioacchino Rey, un altro passo fortemente sostenuto dalla nostra Associazione che da anni porta avanti iniziative tese a riscostruire una “Memoria” che è diventata Storia” ha sottolineato Enzo Orlanducci, Presidente dell’Anrp.

Le spoglie di don Gioacchino Rey sono tornate a Lenola, nella diocesi di Gaeta e sua città natale. Con don Giuseppe Morosini e don Pietro Pappagallo è il terzo sacerdote della Diocesi di Roma ad aver ricevuto la Medaglia d’oro al merito civile alla memoria dal Presidente della Repubblica. Aiutò la popolazione romana durante i rastrellamenti dei nazisti al quartiere Quadraro nel 1944. Le celebrazioni a Lenola dove nacque il 26 luglio 1888.
Il “partigiano di Dio” torna a Lenola, nell’Arcidiocesi di Gaeta, il 23 luglio 2017. Le spoglie di don Gioacchino Rey sono state accolte dalla comunità che lo aveva visto nascere il 26 luglio 1888. La celebrazione, presieduta da monsignor Luigi Vari, arcivescovo di Gaeta è seguito dalla commemorazione civile alla presenza del sindaco Andrea Antogiovanni, delle istituzioni civili e militari. Poi il trasferimento del feretro nella parrocchia di Santa Maria Maggiore. La stessa che lo aveva crescere e partire da sacerdote nella sua missione di fede e di carità. Vincenzo Grienti nel servizio del Tg2000 intervista il sottosegretario alla difesa Domenico Rossi: ”Don Gioacchino è stato un parroco che nei momenti più difficili della prima guerra mondiale fornì assistenza spirituale ai soldati e sostegno agli uomini lacerati nel corpo e nell’anima dal conflitto. Un parroco vicino alla sua gente e ai più bisognosi la cui figura è da riscoprire”.

di Vincenzo Grienti