Falcone e Borsellino: il coraggio e l’esempio

Falcone e Borsellino: il coraggio e l’esempio

Una vita spesa per la legalità in una terra, la Sicilia, ricca di contraddizioni e intrecci tra mafia e politica difficili da scardinare. I giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino con i loro impegno e il loro sacrificio restano l’esempio e il modello verso cui tutti dovrebbero guardare se davvero si vuole costruire una società più giusta. Tv2000 nei programmi di rete e nell’informazione ha dedicato ampio spazio ai due uomini che per amore dello Stato e della verità hanno sacrificato la loro stessa esistenza in nome di un valore: la giustizia.

Nella puntata di “Avanti il Prossimo” con Piero Badaloni si affronta il delicato tema della Mafia. Un viaggio dagli albori fino ai giorni nostri cercando di capire come è cambiata nel corso degli anni la criminalità organizzata italiana. Dagli anni delle Stragi fino ad arrivare ai nuovi business redditizi di oggi. Tra gli ospiti, Don Luigi Ciotti, Presidente nazionale di Libera e le testimonianze di Giuseppe Costanza, ex autista del magistrato Giovanni Falcone sopravvissuto alla strage di Capaci del 23 maggio 1992, Giovanni Impastato, Fratello di Peppino Impastato, Alessandra Clemente, Figlia di Silvia Ruotolo, vittima innocente della Camorra, Enzo Ciconte, Storico delle mafie, docente di Storia della criminalità organizzata all’Università di Roma Tre e, in collegamento da Palermo Rita Borsellino, sorella di Paolo Borsellino, magistrato assassinato da cosa nostra assieme a cinque agenti della sua scorta nella strage di via d’Amelio. Tra i servizi, quello sull’ombra della ‘ndrangheta in Emilia Romagna, di Caterina Dall’Olio e le immagini esclusive di Rosario Sardella dagli uffici di Falcone e Borsellino all’interno del Tribunale di Palermo e l’intervista di Piero Badaloni al Procuratore Nicola Gratteri.

“Il programma “Siamo Noi” il 19 luglio 2016 ricorda Paolo Borsellino, il magistrato italiano che perse la vita, assieme ai cinque agenti della scorta, nella strage di via D’Amelio, il 19 luglio 1992. In studio i giornalisti Dina Lauricella e Federico Geremicca; in collegamento da Palermo Caterina Dall’Olio, con Salvatore Borsellino, il fratello minore del magistrato, e con Giuseppe Costanza, superstite della strage di Capaci.

Il ricordo di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino in una puntata speciale condotta da Lucia Ascione. In collegamento da Palermo Maria Falcone; in studio Piero Li Donni, regista di docufilm e cortometraggi e alcuni studenti del liceo “Newton” di Roma; in studio anche Oriana Cosina e Silvia Stener, rispettivamente sorella e nipote di Walter Eddie Cosina, agente di scorta di Paolo Borsellino morto nella strage di Via D’Amelio.

Il ricordo di Tony Gentile, il fotografo che assieme ad altri colleghi arrivò per primo nel luogo della strage di Via d’Amelio. La testimonianza a “Bel tempo si spera” e il racconto della fotografia che è diventata un icona per milioni di persone.

Nel ricordare Falcone e Borsellino a Palermo Rosario Sardella, ha raccolto i ricordi di un testimone diretto di quella estate di stragi del 1992. Paolo Biondo è stato lo storico barbiere di Paolo Borsellino, ed il magistrato era da lui quando ricevette la notizia dell’attentato a Falcone. Questo è il suo racconto.

I nemici principali di Giovanni furono proprio i suoi amici magistrati. Molti di loro non sono stati leali mentre alcuni gli sono stati davvero amici come Chinnici, Caponnetto, Guarnotta, Grasso, Ayala”. Lo ha detto Maria Falcone in un’intervista a ‘Soul’, il programma-intervista di Tv2000, condotto da Monica Mondo. Il programma va in onda domenica 21 maggio alle ore 12.15 e alle 21.30, alla vigilia del venticinquesimo anniversario della strage di Capaci del 23 maggio 1992, quando Falcone venne ucciso assieme alla moglie Francesca Morvillo e ai tre agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro.

Tanti furono gli attacchi e le sconfitte – ha aggiunto Maria Falcone – tanto che fu chiamato il giudice più trombato d’Italia e purtroppo lo è stato ed è stato lasciato solo. Ma il fatto stesso che i giovani continuino a vedere in lui l’esempio di un uomo che ha saputo sacrificare la sua vita per il bene comune, pure non essendo un fervente cattolico ma un laico che credeva nell’amore del prossimo, è bello ed emozionante”.
Giovanni – ha proseguito Maria Falcone – si è inventato tutto nella lotta alla mafia; quando lui è arrivato a Palermo la mafia sembrava quasi non esistesse, non se ne faceva nemmeno il nome; i vari uomini politici non la nominavano, la Chiesa non la conosceva”.

Strage in Via d'Amelio

A Tommaso Buscetta, ha ricordato Maria Falcone, “Giovanni gli aveva cambiato completamente la vita, perché gli aveva dato un senso dello Stato”. Per questo motivo la sorella del magistrato oggi è impegnata a sensibilizzare soprattutto i più giovani ai temi della mafia: “Giovanni è considerato il servitore dello Stato che credeva nei valori con i quali noi siamo cresciuti, secondo quel detto meraviglioso: quando la Patria chiama bisogna andare. Giovanni è stato chiamato ed è andato”.

CONTENUTI EXTRA

Giuseppe Ayala: vi racconto il Maxiprocesso
Intervista di Antonella Ferrara a Giuseppe Ayala. Il magistrato ricorda il lavoro del maxiprocesso, la collaborazione con il pool di Falcone e Borsellino, i volto dei mafiosi dietro le sbarre nell’aula bunker, le indagini per l’istruttoria e il momento della condanna. Nell’intervista emerge anche il suo ricordo di Falcone, della paura della morte e della strage di Capaci.

La testimonianza di Tina Montinaro
Intervista a Tina Montinaro, moglie del caposcorta del giudice Giovanni Falcone, morto con lui nell’attentato di Capaci. “Siamo noi” del 21 maggio 2015

Strage di Capaci: il ricordo dell’agente di scorta di Giovanni Falcone, Angelo Corbo

A cura dell’ufficio web di TV2000