“Mani pulite” 25 anni dopo

“Mani pulite” 25 anni dopo

Venticinque anni dopo l’avvio di “Mani Pulite” rileggiamo quella pagina della storia italiana con uno dei suoi principali protagonisti l’ex magistrato Gherardo Colombo. “Mi sono dimesso dalla magistratura perché mi sono sentito come un idraulico che non riusciva a riparare il guasto”.

“Spiego questa mia frase – ha aggiunto Gherardo Colombo – con una metafora: un signore va in cucina per farsi il caffè ma dal rubinetto non esce acqua. Così decide di chiamare l’idraulico che prova a smontare il rubinetto e i tubi ma l’acqua continua a non arrivare. Allora l’idraulico va in cantina e lavora al rubinetto centrale quello che porta l’acqua al condominio. Così torna in cucina e finalmente l’acqua esce dal rubinetto. E’ come se per 33 anni in magistratura mi fossi occupato solo del rubinetto della cucina. Per quanto impegno ci si mettesse non c’era niente da fare: la giustizia funzionava malissimo. Così ho pensato di guardare a qualcosa che venisse prima dei tribunali, le corti d’appello, le sentenze, gli avvocati. Alla fine ho trovato il ‘rubinetto centrale’ cioè la relazione che esiste tra le persone e le regole. Se non capiamo questo la giustizia non funziona”. Da qui la decisione all’apice della carriera poco dopo essere approdato alla Corte di Cassazione di lasciare la toga e dedicarsi a incontri con gli studenti di tutta Italia. “Ne avrò incontrati circa mezzo milione dice Colombo”.

“Quando la corruzione è sistematica e capillare non si può contrastarla attraverso lo strumento giudiziario. È molto chiaro che ci vuole dell’altro”. “Le regole si osservano non per paura di una reazione ma per condivisione”.

Da qui anche una riflessione sul carcere.

“Sulla custodia cautelare ho cambiato il mio modo di vedere. Per quanto pensassi che il carcere dovesse essere l’extrema ratio, cioè l’ultima misura possibile e immaginabile, tuttavia pensavo che il carcere fosse educativo. Oggi non la penso più così: il carcere non solo non serve ma danneggia anche la cittadinanza. Il 70% delle persone che sono state in carcere, ci ritornano perché hanno ricommesso di nuovo il reato. Il carcere è più una scuola di criminalità che un rimedio. La società si sente sicura quando chi commette un reato finisce in carcere ma quando costoro escono la società – lo dicono i dati – è meno sicura. E non si possano tenere le persone in carcere per tutta la vita”.

Sul rapporto spesso conflittuale fra politica e magistratura Colombo osserva che i magistrati devono avere come riferimento sempre e ancora la Costituzione e ricordare che il primo articolo dedicato ai diritti e ai doveri delle persone è l’art.13 che recita: la libertà personale è inviolabile.

CONTENUTI EXTRA

A 25 anni esatti dallo scoppio del caso “Tangentopoli”, com’è la situazione attuale nel nostro Paese, cosa è cambiato da allora, quali regioni e quali settori risultano i più colpiti dall’ombra di una piaga fortemente radicata nella cultura e nella storia italiana? Domande che Piero Badaloni pone durante il programma “Avanti il prossimo”. Un viaggio fatto di interviste, reportage, storie e testimonianze. Tra gli ospiti, Piercamillo Davigo, il magistrato che ha fatto parte del pull dell’inchiesta Mani Pulite, l’ex giudice Felice Casson, Federico Anghelè dell’Associazione anticorruzione “Riparte il Futuro” e Nicoletta Parisi, Consigliera dell’Anticorruzione.

A Siamo Noi  del 21 febbraio 2017 le tappe e i momenti cruciali dell’inchiesta Mani Pulite con Antonio Di Pietro

Si affronta il tema corruzione a pochi giorni dall’anniversario dei 25 anni di Mani Pulite, l’inchiesta che ha messo in luce la piaga delle tangenti in Italia. Ospiti in studio: Antonio Di Pietro, l’ex magistrato che ha guidato il pull investigativo e Paolo Biondani, giornalista de L’Espresso.

A cura dell’ufficio web di TV2000